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Khasi: un nome una canzone

Khasi: un nome una canzone

 

Khublei! Quando un saluto apre una porta sulle colline

Immagina di nascere e ricevere due nomi.

Il primo viene scritto sui documenti. Il secondo non entra in nessun modulo: è una melodia composta per te da tua madre.

Se sei vicino, ne viene usata una versione breve. Se sei lontano, tra alberi, campi e colline, può arrivare una sequenza più lunga di suoni. Non serve gridare:

«Marcooooo!»

Basta cantare o fischiare la tua piccola firma musicale.

Questa tradizione esiste a Kongthong, un villaggio del Meghalaya, nel nord-est dell’India, ed è conosciuta come Jingrwai Iawbei

Ma attenzione: gli abitanti di Kongthong non parlano una misteriosa “lingua dei fischi” al posto del khasi. Parlano khasi e, accanto ai normali nomi personali, conservano un sistema tradizionale di richiami melodici.

Che cos’è il khasi?

Il khasi, chiamato anche Ka Ktien Khasi, appartiene alla famiglia delle lingue austroasiatiche.

Non è quindi una lingua imparentata con l’hindi e neppure con l’inglese, il francese, il tedesco o l’italiano. Queste quattro lingue europee appartengono alla famiglia indoeuropea.

Il khasi appartiene invece a un grande insieme linguistico asiatico nel quale troviamo, in rami differenti, anche il vietnamita e il khmer. Questo non significa che un parlante khasi possa capire automaticamente un parlante vietnamita: significa soltanto che, andando molto indietro nel tempo, le loro lingue condividono un’origine remota.

All’interno della famiglia austroasiatica, il khasi fa parte del ramo khasico o khasiano.

Esiste un solo khasi oppure più varianti?

La risposta breve è: esiste il khasi, ma esistono anche numerose varietà regionali e diverse lingue sorelle molto vicine.

La varietà di Sohra, località conosciuta in inglese anche come Cherrapunji, ha avuto un ruolo importante nella nascita della forma scritta ed è alla base del khasi standard. Esistono poi varietà associate, per esempio, a Mylliem, Mawlai, Nongkrem e Ri-Bhoi.

La situazione diventa più interessante con Pnar, War e Lyngngam. In alcune classificazioni e nei dati amministrativi sono state raggruppate sotto l’etichetta generale “Khasi”; molti studi linguistici recenti le trattano invece come lingue sorelle distinte all’interno del ramo khasico.

Non è una semplice discussione sui nomi. Quando due comunità parlano in modi differenti, i linguisti devono domandarsi:

  • quanto riescono a capirsi senza aver studiato la varietà dell’altra comunità?

  • quali suoni e parole condividono?

  • quali differenze grammaticali presentano?

  • come definiscono la propria lingua gli stessi parlanti?

Uno studio comparativo su khasi standard, Pnar, War e Lyngngam conferma che formano un gruppo strettamente collegato, ma anche internamente differenziato.

È un ottimo esempio di una regola importante: una lingua non ha sempre confini netti come quelli disegnati su una carta geografica.

Dove viene parlato e da chi?

Il khasi viene parlato soprattutto dal popolo khasi nel Meghalaya, uno Stato dell’India nord-orientale il cui nome sanscrito significa “dimora delle nuvole”.

È particolarmente presente nelle Khasi Hills e nella zona di Shillong, capitale del Meghalaya. Comunità di parlanti si trovano anche nel vicino Assam e oltre il confine, in alcune aree del Bangladesh.

Nel Meghalaya oltre al Khasi parlato da oltre un milione di persone sono presenti le ingue Pnar, Garo e inglese.

Utilizza un alfabeto?

Sì. Oggi il khasi viene scritto da sinistra a destra con un alfabeto latino adattato.

La storia della scrittura khasi contiene un incontro europeo piuttosto inaspettato. Nel XIX secolo furono fatti anche tentativi di usare la scrittura bengalese-assamese. In seguito, il missionario gallese Thomas Jones elaborò una grafia latina per la varietà di Sohra.

Per questo motivo l’alfabeto khasi mostra qualche curioso punto di contatto con il gallese.

L’alfabeto moderno viene comunemente presentato con 23 lettere o unità:

A, B, K, D, E, G, Ng, H, I, Ï, J, L, M, N, Ñ, O, P, R, S, T, U, W, Y

Saltano subito agli occhi tre particolarità:

  1. non vengono normalmente usate le lettere C, F, Q, V, X e Z nelle parole native;

  2. compaiono Ï e Ñ;

  3. Ng viene trattato come un’unità dell’alfabeto, non soltanto come due lettere messe casualmente una accanto all’altra.

Quindi un italiano può riconoscere molti segni, ma non deve presumere di sapere già come leggerli. Condividere l’alfabeto non significa condividere la pronuncia.

È un po’ come entrare in una cucina conosciuta e scoprire che gli stessi ingredienti vengono usati per preparare una ricetta completamente diversa.

Come funziona il khasi?

Un ordine delle parole abbastanza familiare

Nelle frasi semplici il khasi usa normalmente l’ordine:

soggetto + verbo + oggetto

È lo stesso ordine di base che incontriamo in:

  • inglese: Marco learns Khasi;

  • francese: Marco apprend le khasi;

  • tedesco, nelle frasi principali più semplici: Marco lernt Khasi;

  • italiano: Marco impara il khasi.

Questa somiglianza può aiutare all’inizio, ma non indica una parentela linguistica: lingue di famiglie differenti possono sviluppare strutture simili.

U, ka, i e ki: piccole parole molto importanti

Il khasi possiede un sistema di marcatori che accompagnano i nomi e ricompaiono in altri punti della frase:

  • u: maschile;

  • ka: femminile;

  • i: diminutivo;

  • ki: plurale.

Un parlante italiano, francese o tedesco riconoscerà subito l’idea del genere grammaticale. Tuttavia il funzionamento non coincide perfettamente con quello delle lingue europee.

Per esempio:

  • ka kmie significa “la madre”;

  • u kpa significa “il padre”.

Il genere non riguarda soltanto le persone e non sempre si può indovinare osservando il significato della parola. In questo assomiglia un po’ all’italiano: perché diciamo la sedia ma il tavolo? Alla fine, spesso bisogna imparare la parola insieme al suo compagno grammaticale.

Il tempo può comparire prima del verbo

Il khasi utilizza particelle per esprimere informazioni temporali. Per esempio, la può segnalare il passato e yn il futuro.

Questo meccanismo è diverso dalle numerose desinenze dell’italiano:

parlo, parlavo, parlerò.

Per uno studente, l’idea può essere rassicurante: invece di trasformare completamente il verbo, in molti casi si aggiunge un piccolo segnale grammaticale.

Khasi ed europeo: parenti o soltanto vicini di banco?

CaratteristicaKhasiIngleseFrancese/ItalianoTedesco
Famiglia Austroasiatica Indoeuropea, germanica Indoeuropea, romanza Indoeuropea, germanica
Scrittura moderna Alfabeto latino adattato Alfabeto latino Alfabeto latino Alfabeto latino
Ordine più comune SVO SVO SVO abbastanza flessibile SVO nelle principali; ordine più complesso in altri contesti
Genere grammaticale Marcatori u, ka, i, ki Quasi assente nei nomi Maschile/femminile Maschile/femminile/neutro
Tempo verbale Anche tramite particelle Ausiliari e flessioni Molte coniugazioni Flessioni e ausiliari

 

Il khasi può offrirci alcuni appigli familiari, soprattutto nella scrittura e nell’ordine della frase, ma costruisce le parole e la grammatica secondo una logica propria.

Prime espressioni utili

Non serve conoscere tutta la grammatica per fare il primo passo.

Khasi Significato
Khublei Grazie; viene usato anche come saluto in diversi contesti
Kumno phi long? Come sta? / Come stai?
Nga khlaiñ Sto bene
Sngewbha Per favore
Um Acqua
Aiu? Che cosa?

 

La prima parola da ricordare potrebbe essere proprio Khublei.

Potresti provarla entrando in un negozio, uscendone e poi, per sicurezza, ripeterla altre tre volte. Il negoziante capirebbe sicuramente che stai cercando di essere gentile. 

Kongthong: quando il nome non si scrive, si ascolta

Torniamo a Kongthong, nelle East Khasi Hills, a circa 60 chilometri da Shillong.

Qui la tradizione del Jingrwai Iawbei associa a ogni persona una melodia particolare, composta dalla madre. L’espressione viene spiegata più precisamente come un canto in onore della Iawbei, l’antenata originaria del clan. La pratica riflette quindi la struttura matrilineare della società khasi, nella quale appartenenza al clan e discendenza passano attraverso la linea materna.

La melodia non sostituisce il nome ufficiale. Una persona possiede anche un normale nome usato nei documenti e fuori dalla comunità.

Il richiamo musicale può avere:

  • una forma breve, comoda nella vita quotidiana e nelle vicinanze;

  • una forma più lunga, capace di attraversare campi, foreste e pendii.

La geografia aiuta a capire l’utilità pratica. Tra le colline, un suono melodico può essere più riconoscibile di una parola gridata. Ogni richiamo appartiene a una sola persona e, secondo la tradizione raccontata dagli abitanti, non viene riutilizzato dopo la sua morte.

È un nome che non si eredita, non si ricicla e non si confonde con quello del compagno di classe.

Immaginiamo la scena:

La mamma di Marco lo chiama con una melodia dalla finestra.

Marco alza la testa e pensa:

«Bellissimo! Però come faccio a scriverlo sul quaderno?»

Ed è proprio questo il punto: non tutte le forme della propria identità devono necessariamente entrare in una casella o essere ridotte a lettere.

Una lingua da proteggere, non una curiosità da museo

È facile avvicinarsi al khasi soltanto per la storia del “villaggio dei fischi”. Sarebbe però un peccato fermarsi lì.

Il khasi possiede letteratura, giornali, insegnamento, musica, tradizioni orali e una lunga storia di contatto con altre lingue. Come molte lingue con un numero di parlanti relativamente ridotto rispetto ai grandi idiomi internazionali, affronta anche le sfide della trasmissione alle nuove generazioni, dell’istruzione superiore e della presenza digitale.

Una lingua vive quando viene usata per scherzare, lavorare, studiare, raccontare una storia e immaginare il futuro. Non basta fotografarla: bisogna ascoltare chi la parla.

La sfida della Cassano Academy

Questa settimana prova a ricordare tre elementi:

  1. Khublei — grazie, ma anche una porta d’ingresso nella conversazione;

  2. Ka Ktien Khasi — la lingua khasi;

  3. Jingrwai Iawbei — il nome melodico legato all’antenata del clan.

Poi inventa una piccola melodia di quattro o cinque secondi per chiamare una persona a cui vuoi bene.

Attenzione, però: prima chiedile il permesso. Non tutti desiderano essere convocati a tavola con un assolo di flauto.

 

FAQ

Il khasi standard convive con numerose varietà regionali. Pnar, War e Lyngngam sono state talvolta raggruppate sotto l’etichetta “Khasi”, soprattutto in contesti censuari, ma molti linguisti le considerano lingue sorelle distinte appartenenti allo stesso ramo khasico. Per questo la risposta dipende anche dal criterio linguistico, sociale o amministrativo utilizzato.

Oggi usa un alfabeto latino adattato, sviluppato nel XIX secolo a partire dalla varietà di Sohra. Comprende segni come ï e ñ e considera ng un’unità alfabetica. Condivide quindi molte lettere con italiano e inglese, ma non necessariamente la loro pronuncia.

No. Parlano khasi e usano normali nomi personali. Il Jingrwai Iawbei è una tradizione aggiuntiva: una melodia individuale composta dalla madre e utilizzata per chiamare o identificare una persona, soprattutto all’interno della comunità e a distanza.

 

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