Ad agosto abbiamo attraversato il mondo seguendo le lingue.
Siamo partiti dall’Africa con l’amarico, abbiamo raggiunto l’Asia con il khasi e siamo tornati in Europa per scoprire il ladino. Questa settimana attraversiamo l’oceano e arriviamo in Nord America, nella California settentrionale, per conoscere la lingua hupa.
Il suo nome tradizionale è Na:tinixwe Mixine:whe’, cioè, in senso generale, “la lingua del popolo della Hoopa Valley”.
Ma attenzione: l’hupa non è soltanto una lingua con parole diverse dalle nostre. È un modo diverso di organizzare l’esperienza, descrivere le azioni e osservare il mondo.
Dove si parla la lingua hupa?
Il territorio tradizionale Hupa si trova lungo il corso inferiore del Trinity River, nella contea di Humboldt, nel nord-ovest della California.
Siamo a circa un’ora dalla costa del Pacifico, in una zona di montagne, fiumi e grandi foreste di sequoie. La comunità Hupa continua a vivere nella Hoopa Valley e possiede un proprio governo tribale, istituzioni culturali e programmi educativi.
La lingua hupa appartiene alla famiglia linguistica dene, chiamata anche athabaska. La stessa grande famiglia comprende lingue parlate in Alaska, nel Canada occidentale e nel sud-ovest degli Stati Uniti.
Questo significa che l’hupa è lontanamente imparentato anche con il navajo e con alcune lingue apache. È sorprendente: due popoli separati da migliaia di chilometri possono conservare tracce di una lontana parentela linguistica.
Hupa o Hoopa: qual è la forma corretta?
Le due grafie possono creare un po’ di confusione.
Hupa è la forma normalmente utilizzata per indicare il popolo e la lingua. Hoopa, invece, compare nel nome geografico e amministrativo Hoopa Valley e nella denominazione ufficiale Hoopa Valley Tribe.
Il popolo chiama sé stesso Na:tinixwe, mentre la lingua è chiamata Na:tinixwe Mixine:whe’.
Quindi possiamo dire:
-
popolo Hupa o Na:tinixwe;
-
lingua hupa o Na:tinixwe Mixine:whe’;
-
Hoopa Valley per indicare il territorio.
Quando è nata la lingua hupa?
Non possiamo assegnare all’hupa una data di nascita.
Le lingue non nascono improvvisamente in un determinato anno: cambiano lentamente, generazione dopo generazione. L’hupa si è formato nel corso di una storia molto lunga all’interno della famiglia dene ed era parlato nella California settentrionale molto prima dell’arrivo degli europei.
Le prime grandi raccolte scritte risalgono all’inizio del Novecento. Il linguista Pliny Earle Goddard trascrisse testi hupa tra il 1901 e il 1902 e pubblicò successivamente studi sulla lingua e sulla cultura Hupa.
Nel corso del Novecento altri studiosi, tra cui Edward Sapir e Victor Golla, continuarono il lavoro insieme ai parlanti e agli anziani della comunità.
Oggi queste registrazioni, trascrizioni e raccolte lessicali sono preziose non soltanto per i linguisti, ma soprattutto per i discendenti Hupa che vogliono recuperare la lingua dei propri familiari.
Una lingua che costruisce enormi parole
Una delle caratteristiche più interessanti dell’hupa è il ruolo centrale del verbo.
In italiano diciamo:
Io prendo quell’oggetto.
In hupa il verbo può fornire molte più informazioni: chi compie l’azione, su che cosa agisce, come avviene l’azione e persino quale forma o consistenza possiede l’oggetto.
Il verbo hupa può essere immaginato come uno zaino: davanti alla radice vengono sistemati diversi prefissi, ognuno con una funzione precisa. Il risultato può essere una parola molto complessa che, in italiano, richiederebbe un’intera frase.
Per esempio, la scelta del verbo può cambiare in base al tipo di oggetto che viene sollevato:
-
ya’winłiq’ si usa in un esempio riferito a un oggetto dalla consistenza simile a un impasto;
-
ya’wiłkyo:s descrive invece il sollevamento di qualcosa simile a un tessuto.
Insomma, in hupa non basta dire “prendilo”. La lingua potrebbe voler sapere: “Prendere che cosa? È morbido, lungo, compatto o simile a una stoffa?”.
È quasi come avere un verbo con incorporato un piccolo controllo qualità!
Un ordine delle parole piuttosto libero
Molte lingue della famiglia dene tendono a collocare il verbo alla fine della frase. L’hupa, però, è più flessibile di molte sue parenti.
Alcuni elementi possono comparire anche dopo il verbo. Questa libertà permette al parlante di organizzare la frase in base a ciò che vuole mettere in evidenza.
Anche il soggetto può essere espresso direttamente all’interno del verbo attraverso un prefisso:
-
niwhkya:w significa “sono grande”;
-
ch’iningkya:w significa “lui è grande”.
La parte che cambia all’inizio del verbo ci aiuta a capire chi possiede quella caratteristica.
A che cosa servono i due punti e gli apostrofi?
Osservando una parola hupa, si incontrano spesso due punti, apostrofi e lettere poco familiari:
Na:tinixwe Mixine:whe’
Questi segni non sono decorazioni.
I due punti indicano generalmente che la vocale precedente deve essere pronunciata più a lungo. Quindi a: dura più di una semplice a.
L’apostrofo può segnalare una breve chiusura della gola oppure accompagnare consonanti pronunciate con un piccolo scatto d’aria.
Nell’alfabeto hupa compare anche ł, una “l” sorda. Per produrla si lascia passare l’aria ai lati della lingua senza far vibrare le corde vocali.
Per un italiano può sembrare difficile, ma anche noi utilizziamo suoni che sorprendono gli stranieri. Basta chiedere a uno studente di italiano di pronunciare correttamente “gli”, “gnocchi” o “sciogliere”!
Alcune parole in lingua hupa
Ecco alcune espressioni presenti nel dizionario hupa realizzato a partire dal lavoro della comunità e di diversi linguisti:
| Hupa | Italiano |
|---|---|
| he:yung | ciao |
| kileh! | ciao! |
| nuniwhtsis-te | arrivederci, ci vediamo |
| xa’gya’ne’ | addio, arrivederci |
| xinay! | amici! |
| ła’ | uno |
Un’espressione che unisce persone, lingua e territorio
Nel programma di immersione linguistica Hupa compare questa frase:
Niwhong-xw xokyunsa’an ayundit’e ma: k’iwinya’nya:n, xine:wh, ninisa:n.
Il significato proposto dal programma è:
“I loro cuori saranno orientati nel modo giusto verso le persone, la lingua e la terra.”
Non è semplicemente un modo elegante per invitare i bambini a studiare. La frase esprime un’idea fondamentale: persone, lingua e territorio non sono elementi separati.
Imparare l’hupa significa anche conoscere i luoghi, le storie, gli animali, le piante e le relazioni che hanno dato origine alle parole.
Per questo il programma educativo porta spesso i bambini all’aperto: il territorio stesso diventa una classe.
La lingua hupa è estinta?
La situazione dell’hupa è estremamente delicata.
Verdena Leona Chase Parker, una delle ultime grandi parlanti tradizionali e una figura centrale nella documentazione della lingua, è scomparsa nel 2026 all’età di novant’anni. L’hupa era la sua prima lingua e, nel corso della vita, registrò racconti, parole e insegnamenti affinché non andassero perduti.
Collaborò con linguisti, insegnanti e familiari e contribuì alla nascita dell’Hupa Language Immersion Nest, un programma nel quale i bambini possono ascoltare e utilizzare la lingua.
La sua famiglia ha ricordato che uno dei suoi desideri più grandi era sentire nuovamente i bambini Na:tinixwe parlare hupa.
Oggi non risulta più una comunità di persone che abbia appreso l’hupa come prima lingua in modo pienamente fluente. Tuttavia, definirlo semplicemente “morto” non racconta tutta la storia.
Esistono insegnanti, studenti, corsi, registrazioni, dizionari, campi estivi, gruppi per bambini e programmi di immersione. La comunità non sta soltanto conservando l’hupa in un archivio: sta cercando di riportarlo nella vita quotidiana.
L’organizzazione Xine:wh-ding parla infatti di language resurgence, cioè “rinascita” o “ritorno della lingua”. Il suo obiettivo è formare una nuova comunità di parlanti capaci di trasmettere l’hupa alle generazioni future.
Una curiosità: un dizionario che può parlare
Il dizionario hupa online non contiene soltanto traduzioni.
Comprende testi tradizionali, esempi, forme verbali, registrazioni audio e racconti. Alcune parole possono essere ascoltate direttamente attraverso le voci di persone che le utilizzavano nella vita quotidiana.
Tra queste registrazioni si trova anche la voce di Verdena Parker, che racconta storie e persino episodi riguardanti il suo gatto.
Un dizionario che miagola non è ancora stato inventato, ma quello hupa ci è andato molto vicino!
Perché conoscere una lingua parlata da pochissime persone?
Si potrebbe pensare che sia utile studiare soltanto le lingue con milioni di parlanti. Ma il valore di una lingua non dipende dal numero di persone che la parlano.
Ogni lingua ci mostra una diversa possibilità della mente umana:
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un modo diverso di organizzare una frase;
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un modo diverso di descrivere un oggetto;
-
un rapporto particolare con il territorio;
-
storie e conoscenze che non possono essere tradotte perfettamente;
-
una memoria che appartiene a una comunità viva.
L’hupa ci insegna che una lingua può diventare fragile, ma può anche essere recuperata quando una comunità decide di insegnarla nuovamente ai propri bambini.
Una voce può diventare silenziosa. Le sue parole, però, possono continuare a viaggiare.
FAQ
Sì. Hupa e navajo appartengono entrambi alla grande famiglia linguistica dene o athabaska, anche se sono lingue distinte e geograficamente molto lontane.
I due punti indicano normalmente una vocale lunga. Una forma come a: deve quindi essere pronunciata più a lungo di una semplice a.
Dopo la scomparsa degli ultimi parlanti tradizionali pienamente fluenti, la lingua non viene più trasmessa normalmente come prima lingua in famiglia. Tuttavia, insegnanti e organizzazioni Hupa stanno formando nuovi parlanti attraverso programmi di immersione, corsi e materiali multimediali.

